Elia e via e via [di Carlo A. Borghi]

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Identificazione. Capo Sant’Elia. Un colle promontorio, il più alto tra i sette colli urbani. Sant’Elia: un borgo di pescatori nel Golfo degli Angeli. Sant’Elia: uno stadio per calciatori, palleggiatori e dribblatori.

Elia sono io, ia ia oh. Sono io che vi parlo. Nel 1976 era ancora papa Paolo VI che a Sant’Elia era venuto in visita nel 1970. Era aprile. Sento ancora il crepitio dei sassi lanciati sulle carrozzerie del corteo papale. Io Elia sono stato perfino la mascotte dei Campionati Mondiali di calcio del 1990. Notti magiche… aspettando un gol… e un miracolo. Io Elia sono nativo di Cesarea in Palestina. Ero presbitero e sono finito al rogo insieme ad altri compagni cristiani. Sono un martire come i nostri Saturno ed Efisio. Storie antiche. Prima ancora ero stato profeta ebraico, molto rispettato ed ascoltato. Anche il 1976 è un anno ormai lontano nel tempo. Sono passati 38 anni. Io Elia in questa costa ho cristianizzato siti e luoghi marcati da quegli idolatri dei punici e dei romani. Qui regnava la dea Astarte. Lei ed io Elia ci parlavamo, di tanto in tanto. Io non sono un intollerante e mi piace il dialogo, anche con chi non la pensa come me. Ora, mi sono trovato alle prese con un miracoloso ritrovamento: una vecchia pellicola muta che è preziosa come una reliquia. Avevo pensato di imprimergli sopra la mia santa voce narrante ma poi ho scelto di fare la parte del santo narratore fuori campo e per strada. Io Elia vi parlo anche fuori dal campo dove gioca il Cagliari.

Questo quartiere è un luogo dove la gente gioca la dura battaglia della vita, tutti i giorni. Il borgo vecchio sarebbe potuto essere un Paese delle Meraviglie marine e marinare. Barche, reti, pescherecci e piccole case con giardino alla moda inglese. Chissà poi perché scegliere la moda inglese per le case di un borgo rivierasco in mezzo al Mediterraneo. Per fortuna ci sono i ragazzini, come si vede in quelle inquadrature e come scriveva Elsa Morante il mondo può essere salvato proprio dai ragazzini. Ora loro ripresi in quel film muto saranno cinquantenni e i loro insegnanti saranno pensionati. Quella del film muto era una terza B. Tutti maschietti e qualche ragazzina. Mancano nomi e cognomi. Manca la firma autografa di chi aveva avuto la bella idea di azionare una cinepresa in classe e per strada. Era la scuola media statale Don Lorenzo Milani, un altro profeta dell’integrazione sociale e culturale. Chiunque sia stato a girare ha fatto una bella mossa, una buona azione di carattere educativo e sociale. Era tempo di sperimentazioni a teatro e a scuola e in tutte le forme d’arte. Era tempo di sperimentazione anche in parrocchia, quando c’era parroco don Vasco Paradisi. Dalla parte opposta della città, in quello stesso 1976, iniziava la sua attività Spazio A… un cinestudio dove i film erano di casa, tutti i giorni. Quel film muto è tornato in luce dal fondo di un vecchio scatolone lasciato in eredità dall’Associazione Cinestudio e Cooperativa Culturale Spazio A…

Nessuno sa spiegare o ricordare come sia finito lì e lì sia rimasto per tanto tempo. Ora posso dirvi che sono stato io Elia a farlo saltare fuori dai fondi di magazzino. Ho trovato che fosse il momento giusto per farlo e per dargli modo di fare la sua parte come documento d’epoca utile per questa città che cerca di riparare il suo lungomare partendo dal porto per arrivare al Poetto. La spiaggia del Poetto nel 2013 ha compiuto i suoi primi cento anni. Alleluia. Del resto il mio nome proprio ha relazione con il sole e chi più del sole è capace di mettere o rimettere in luce? Il borgo di Sant’Elia è ancora giovane, circa sessantenne. Tenete d’acconto quel vecchio filmato, come fosse una reliquia o un prezioso reperto. Contiene semi di futuro e di rinascita. Il Lazzaretto è sempre qui, per fortuna. Allora era molto malmesso, quasi un rudere. È un monumento nazionale, un bene culturale, una casa della cultura. È lì dal XVII secolo quando dava ricovero a merci, animali e uomini portatori di malattie contagiose. La gente va e viene, arrabattandosi, provando a cavarsela. I cinesi dicono: solo se fai 10.000 passi dentro le scarpe altrui, puoi farti un’idea di cosa accade. Io Elia con questo ho detto la mia… il resto è film vecchio e forse nuovo e così sia.

Aggiungo solo che dopo 38 anni dal 1976, i giovani senza lavoro sono tornati alla cifra del 40 per cento. Tornerà il tempo delle leghe dei disoccupati e delle marce per il lavoro?! Aggiungo anche che un Governatore regionale avrebbe voluto edificare qui da noi e sulle nostre spianate una specie di Colosseo. L’avrebbe chiamato Museo Betile. È rimasto allo stadio di modellino utile per far giocare ragazzini che da grandi vorrebbero fare l’architetto o il geometra.

Il profeta Elia mio omonimo ha visto cose, in Palestina e in Fenicia, che loro umani non potevano figurarsi. Lui era nato nel 960 avanti Cristo, sulle sponde del fiume Giordano. Era, più o meno, lo stesso tempo dei Giganti di Monti Prama. Io per parte mia ho visto cose in questo quartiere di Sant’Elia che voi umani del resto della città non potete neanche immaginare. Tante storie e attrazioni pericolose capitate sotto e sopra le piastre e i pilotis dei casermoni. Adesso i miei occhi vedono poco o nulla ma farò del mio meglio per intravedere e intrasentire un futuro prossimo. Nel 1976 i ragazzini più grandi cantavano e suonavano The best disco in town di The Ritchie Family e Svalutation di Adriano Celentano. Spazio A… e i compagni di scena venivano in questo quartiere per cercare di smuovere le acque stagnanti proiettando film e facendo teatro di piazza e di strada. A volte io Elia in questo Sant’Elia mi sentivo come a Napoli e non a Cagliari, molti qui cantavano canzoni napoletane da Sergio Bruni a Aurelio Fierro a Pino Daniele a Napoli centrale. Qui nel 1976 il Cagliari si era classificato ultimo ed era retrocesso insieme ad Ascoli e Como. Qui il profumo delle sardine arrosto si mischiava con quello della gran premio di cavallo alla brace di carbone. Sant’Elia è un trip, un viaggio, un’esperienza, un’avventura tra la terra e il mare. Qui da me non è mai venuto in visita il mio collega Efis, quello di Stampace. Preferisce, quando esce, la costa ad ovest del Municipio.

Per non dire di Bonaria che quando scende al mare, non si sposta dallo specchio d’acqua di Su Siccu, anche se è patrona di marinai e pescatori. La vita è dura e problematica anche per i santi. Qui i palazzoni di case popolari li hanno tirati su a pilastri e solette di cemento armato e pareti di cartongesso, così ogni famiglia sa cosa succede in quella della casa affianco quando cucinano, quando mangiano, quando vanno al bagno e quando si mettono a letto. Nel 1978, due anni dopo quel filmato, la nazionale italiana faceva faville ai mondiali in Argentina. Fuori dagli stadi facevano sparire gli oppositori del regime. Neanche Nuestra Senora de Los Buenos Aires, gemella della nostra Bonaria, poté far nulla. Un momento ed erano già gli anni ottanta, quelli del riflusso e dei ripensamenti. Sant’Elia restava un ghetto e dal ghetto, come dicono gli afroamericani, puoi anche uscire ma lui non uscirà mai da te. Tutto un ghetto intorno al Lazzaretto ma con vista panoramica sul mare… in attesa di nuovi e più felici approdi. Qui non si finisce mai di navigare a vista. Qui non si finisce mai di provare ad approdare cercando di non sbattere sugli scogli. Qui non si finisce mai di aspettare. Intanto io Elia continuo ad andare su e giù per questa via, aspettando che mi rifacciano la festa di metà luglio come ai bei tempi e con tanta moltiplicazione di pani e di pesci per tutti.

Tutto è attesa ma, per fortuna, ogni tanto capita un miracolo: solo qui nel cielo di Sant’Elia saettano le vere rondini, quelle col pettorale bianco. Io sono molto amico di San Firmino che regna a Pamplona in Navarra. Lui fu martirizzato perché si era opposto ai sacrifici di tori consacrati agli dei pagani. Da allora è diventato il santo liberatore e patrono dei tori. A Pamplona fanno festa in luglio. Anche io festeggio in luglio ma senza corrida. Con Efisio ci intendiamo, solo che lui quando esce lo fa su un carro a buoi mentre io esco in barca perché prediligo le gite e le processioni a mare. In questo sono come Bonaria che scende nel suo mare ogni 6 di luglio. Insomma adesso viene la mia festa che, per piccola che sia, è pur sempre la festa del vostro Sant’Elia. Mettetevi per via e venite qui a Sant’Elia sabato 19 e domenica 20.Vi aspetto e non traditemi con il Poetto.

 

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