La RAS metta propri uomini e strutture al lavoro per definire le pratiche del Gal Terre Shardana [di Umberto Cocco]
La gran parte dei comuni del territorio del Gal Terre Shardana ha inviato nelle ultime ore i ricorsi alla Regione, perché istruisca nei propri uffici i progetti entrati nelle graduatorie del Gal ma mai finanziati per la crisi e poi il fallimento dell’organismo. Si tratta di progetti per lo sviluppo locale del valore complessivo vicino a 10 milioni di euro, l’equivalente dei fondi che la Regione si è ripresa e che starebbe per mettere a bando con una propria regìa facendoli finire però in uno stesso calderone regionale con tutti i fondi non spesi dai Gal della Sardegna, e ripartendoli fra i comuni sardi beneficiari, indifferenziatamente fra chi ha già avuto progetti finanziati dal Gal e chi no. Fra coloro che non hanno avuto finanziati i propri progetti, sono i comuni del Guilcier, del Barigadu, del Montiferru, della Planargia, della Bassa Valle del Tirso, e alcune decine di privati. I primi, i comuni, in aggregazioni diverse avevano presentato progetti in materia di agricoltura sociale che prevedevano l’occupazione di alcune figure per paese in imprese agricole e alimentari per tre anni, poi per la gestione di aree pubbliche, sentieri, parchi, affidati sempre per tre anni ad imprese agricole, terzo progetto è quello per la banda larga e l’accessibilità gratuita nelle biblioteche, nei polivalenti (nel caso di Sedilo a San Costantino), infine i progetti per l’educazione ambientale nelle scuole preparati dal Centro di educazione ambientale Guilcier Barigadu di Alessandra Manca. Si tratta di investimenti di alcune centinaia di migliaia di euro per paese a prescindere dalla dimensione del paese, questo per i progetti pubblici. Ma i sindaci nei giorni scorsi si sono fatti carico di coordinare i ricorsi anche dei privati, alcune decine, che hanno in molta parte già eseguito i lavori promossi dal Gal, per esempio l’istallazione del fotovoltaico nelle aziende agricole o nei B&B, ma che poi per la crisi del Gal Terre Shardana paralizzato da alcuni anni non hanno visto la conclusione dell’istruttoria e la restituzione dei soldi anticipati. Sia i comuni (nelle rispettive aggregazioni) che i privati, hanno inviato per posta elettronica certificata e con raccomandate postali all’Autorità di gestione dell’Assessorato all’Agricoltura, al direttore del servizio per lo Sviluppo locale dello stesso Assessorato e all’agenzia Argea, le lettere con le quali viene chiesto a termini di legge che la Regione metta propri uomini e strutture al lavoro per definire le pratiche del Gal Terre Shardana. L’Autorità di Gestione – è detto in sintesi nei ricorsi – ha delegato al Gal il compito di gestire le politiche di sviluppo locale. Ma se il Gal si rivela incapace di farlo, il potere e la responsabilità tornano in capo a quella Autorità, e dunque alla Regione, che non se ne può lavare le mani. I comuni e i privati non hanno nessuna responsabilità della cattiva gestione e del fallimento del Gal Terre Shardana. Hanno anzi contestato duramente per anni quella gestione, hanno aperto un conflitto, chiesto di entrare a gestire il Gal quando la rete delle associazioni di categoria in rappresentanza dei privati ha mostrato di non farcela a raddrizzare la situazione. Non possono pagare loro con gli imprenditori privati che hanno creduto alla fondatezza delle graduatorie del Gal, le conseguenze degli errori di chi ha gestito il Gal e magari dell’indifferenza della Regione. Secondo i sindaci, i progetti finiti in graduatoria ormai due anni fa, e mai finanziati, hanno tutti la caratteristica della pronta cantierabilità, che permette alla Regione di non rischiare di non spendere i soldi entro il dicembre del 2015. *Sindaco di Sedilo
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