Le reti della mobilità ridefiniscono le relazioni nei territori [di Alfonso Annunziata]
Le infrastrutture della mobilità che articolano il territorio della città contemporanea costruiscono, attraverso il paesaggio, intrecci di reti, di superfici e di dispositivi nei quali si esprimono differenti tecnologie, razionalità e modalità di organizzare lo spazio e le pratiche antropiche. La gestione del patrimonio esistente si inserisce in una più ampia riflessione sulla città contemporanea, sulla sua logica spaziale e sui termini di una nuova questione urbana in cui diventano centrali i temi delle ingiustizie spaziali e della diffusa rivendicazione del diritto alla mobilità come condizione di un più ampio diritto alla città. L’insieme di questi temi si traduce nella necessità di ripensare il ruolo, la funzione ed il significato delle reti infrastrutturali. Questa esigenza esorta ad interrogarsi sulla validità dei termini e dei modelli che informano il progetto dell’adeguamento delle infrastrutture e richiede di ridefinirne i concetti, i requisiti, le finalità, le strategie e gli strumenti. Tre sono le ipotesi che percorrono questa riflessione. La prima, individua nelle reti della mobilità uno strumento mediante il quale organizzare il territorio, ridefinendo le relazioni tra le sue parti, ed intende il progetto dell’adeguamento come momento di un più vasto progetto di riequilibrio del territorio teso a ridefinire il ruolo e la funzione delle periferie, ripensandole come nuove centralità da riconnettere tra loro e alla città storica. La seconda ipotesi, verte sulla necessità di riconfigurare le differenti reti della mobilità come componenti di un sistema multi-modale ed interconnesso che, stabilendo ed articolando connessioni alle diverse scale, restituisca condizioni di elevata accessibilità a ogni punto del territorio. Un’ulteriore ipotesi, infine, considera la necessità di ridefinire i caratteri morfologici e geometrici delle infrastrutture della mobilità al fine di integrare le reti di trasporto alle reti ambientali, insediative e tecnologiche, che innervano il paesaggio, di ripristinare la continuità del territorio e di combinare negli spazi della mobilità funzioni e pratiche differenti. Queste ipotesi declinano ed esprimono, dunque, un’idea fondamentale: che l’adeguamento delle reti infrastrutturali si costituisca come strumento centrale nel processo di costruzione di un territorio continuo, coeso, integrato, inclusivo. *Dottore di ricerca in Architettura delle Costruzioni.
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