Se il Covid pianifica il nuovo [di Maria Antonietta Mongiu]
L‘Unione Sarda 3 settembre 2020. La città in pillole. Un autunno annunciato dalla mai dismessa pandemia ci pone questioni, le più impegnative di sempre. Si dirà che da anni l’autunno si prospetta inquietante ma quest’anno di più. Ne sono referenti parole, ossessivamente veicolate dalla stampa: crisi e apocalisse tanto popolari da essere banalizzate e, nel comune sentire, annientare e pietrificare il tempo presente e futuro. Due termini che, a differenza della vulgata, sono densi di senso da meritare di essere restituiti alla loro profonda accezione: quella della decisione, della via d’uscita, del progetto. Non bisogna scavare nelle biblioteche che tematizzano la “filosofia della crisi” o i significati di un capolavoro assoluto quale è l’Apocalisse di Giovanni, per intendere l’origine della parola crisi che, in greco e in latino, significa scelta, decisione (dal verbo krino: distinguere, giudicare) o di apocalisse che, sempre nelle due lingue, significa rivelazione. E’ il momento di conseguenza in cui, nel mondo occidentale, si ha concretamente l’opportunità di oltrepassare un modello rivelatosi sbagliato, di operare discontinuità, di prospettare l’ escaton ovvero la salvezza come già nei testi giovannei. Demonizzare la crisi e non coglierne le opportunità significa disconoscere quanto nella storia sia stata fonte di rinnovamento. Nella sua lunga storia insediativa, Cagliari è stata riprogettata in fasi che molta storiografia definiva negativamente di crisi o apocalittiche. Ad elencarle potremo principiare da quell’archetipo sulla fine di un mondo che è la Guerra del Peloponneso, trentennale scontro tra Atene e Sparta, raccontata da Tucidide. Chiuse il V secolo a.C. e una stagione che vide protagonista anche la peste che uccise Pericle e una visione del mondo e della politica. Nel mentre Roma ne proponeva un’altra per i millenni a venire mentre Cagliari con la sua cultura ellenistica si rilanciava come discrimine tra i mari che componevano il Mediterraneo. Ulteriori rifondazioni, urbanistica e edilizia, si registrano tra il II e il III d. C., in concomitanza con una pandemia che si portò via l’imperatore Marco Aurelio, ispiratore più dello stesso Adriano del capolavoro di Marguerite Yourcenar. Riaccadde nei secoli VI, XI, XIII, XIV e XVII. La peste più della guerra è filo rosso e grande pianificatrice di ogni suo cambiamento. Ci riaccade ora, nella contemporaneità, di poter riprogettare Cagliari per risituarla nel Mediterraneo e in Europa. Ma a patto di saper coinvolgere tutta la comunità. |