Saint Rijk Zwan protettore della biodiversità [di Nicolò Migheli]
Un tecnico dell’Agris mi raccontò che delle varietà di grano antico credute perdute erano state ritrovate nelle statue di Sant’Isidoro. Un miracolo acclarato. Il contadino spagnolo oltreché protettore degli agricoltori, secondo quel ricercatore, dovrebbe essere riconosciuto come difensore della biodiversità. Titolo che il santo leonese dovrà condividere con la Rijk Zwan, la multinazionale olandese che ha chiesto l’autorizzazione per la raccolta di biotipi antichi sardi. Non appaia un accostamento blasfemo, se gli olandesi non avessero palesato l’intenzione di venire in Sardegna il silenzio sul destino delle nostre specie vegetali perdurerebbe.
Ora grazie all’allarme lanciato dall’Unione Sarda e ripreso da questa rivista, il web è un fiorire di proteste con raccolta di firme che sollecitano il Consiglio regionale e la Giunta a fermare l’ennesimo assalto al nostro patrimonio. E meno male, perché nei decenni scorsi sono stati ignorati gli avvertimenti di pochi docenti universitari, ricercatori, associazioni come Slow Food e di comitati di cittadini che si erano fatti parte attiva nella raccolta di biotopi e frutti dimenticati. Nessuna legge e nessun pericolo conosciuto perché sottovalutato.
Eppure è da almeno cinquant’anni che le campagne e i boschi vengono percorsi da ricercatori al servizio delle industrie agroalimentari e farmaceutiche. La Sardegna, al contrario di altre regioni italiane, ha istituti universitari, centri di ricerca pubblici come Agris e il CNR che avrebbero potuto da tempo raccogliere le varietà più interessanti, svilupparle e registrare i prodotti ottenuti per poi immetterli sul mercato. L’avrebbero potuto fare anche in accordo con l’industria e i diritti di proprietà intellettuale sarebbero rimasti qui. Centinaia di giovani ricercatori avrebbero avuto un lavoro prestigioso.
L’economia della conoscenza è anche questo. In verità qualcosa è stato fatto, ad esempio il grano Karalis, o i giardini di raccolta dei frutti antichi del CNR a Nuraxinieddu. Un modo efficace per bloccare la biopirateria. Rijk Zwan ha agito in maniera corretta, ha chiesto le autorizzazioni e le ha avute in assenza di una legge di protezione. Il vuoto legislativo ci rende anche inadempienti nel recepimento della Legge 6 aprile 2004 n. 101, che ratifica e rende esecutivo il Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura. Trattato adottato alla Conferenza della FAO a Roma il 3 novembre 2001, in attuazione dell’articolo 8j della Convenzione di Rio sulla Biodiversità (1992). Conferenza ratificata con legge 14 febbraio 1994, n. 124. Così come siamo inadempienti nel recepimento dell’articolo 9 del Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura. Obblighi importanti per la realizzazione del prossimo Piano di Sviluppo Rurale.
La proposta di legge n° 14/’14 Tutela e conservazione dell’agrobiodiversità della Sardegna, primo firmatario Luigi Lotto, è una delle migliori, forse la migliore riscontrabile nel panorama italiano. Proposta che istituisce gli “agricoltori custodi” i primi difensori del patrimonio genetico. Quei contadini sono i depositari dei semi della tradizione, di varietà dimenticate sull’orlo dell’estinzione. Il loro riconoscimento fa in modo che quei semi vengano immessi dentro circuiti legali. Un altro elemento di valore è dato dalla creazione delle “comunità del cibo”, la istituzionalizzazione di reti informali tra coltivatori, allevatori, trasformatori e consumatori di una produzione agricola minoritaria. In Sardegna, su iniziativa Slow Food ne esistono alcune, come ad esempio, quella della paste artigianali di Siddi.
Le comunità del cibo, sono il riconoscimento che un prodotto di qualità è il frutto di rapporti sociali, economici, culturali complessi, che caratterizza un territorio e contribuisce alla sua reputazione. Un modo efficace di declinare il concetto di ruralità. Averle messe in legge farà in modo che possano diffondersi, salvando prodotti ed economie, garantendo cibi buoni e sani. Se un appunto alla legge si può fare, è minimo. L’omologa legge pugliese, all’art.4, comma 2 esclude che possano essere registrati nel repertorio dei genomi regionali, animali o piante frutto di ricombinazione del DNA. Si potrebbe dire che è una preoccupazione eccessiva, ma non è da escludere che in futuro qualcuno possa farsi venire l’idea. Se la proposta di legge n°14 venisse approvata la Sardegna si troverebbe con uno strumento all’altezza dei tempi. Occorre però farlo subito e possibilmente all’unanimità. A luglio gli olandesi saranno qui e sarebbe bello che invece di raccogliere essenze,trascorressero qualche giorno in spiaggia. Noi gli saremmo eternamente grati, così come lo siamo a Sant’Isidoro protettore dei contadini e del grano antico. |