La politica dei mezzo tonti [di Raffaele Deidda]

raffa

E’ nota in Spagna la storia del “mezzo tonto”. Racconta di un contadino che andò a confessarsi.
Padre, confesso di essere mezzo tonto.
Figliolo, questo non è un peccato, tutt’al più si tratta di una mezza sfortuna. Non devi tormentarti per una cosa del genere. Ci si confessa solo per i cattivi pensieri o per le brutte azioni.
Volevo arrivare proprio a questo, padre. Il fatto è che, essendo io mezzo tonto, quando arriva il tempo della mietitura e ci troviamo nelle aie a trebbiare, controllo che nessuno mi veda e con la pala prendo il grano dal mucchio del vicino e lo getto nel mio.
E perché poi non prendi il grano dal tuo mucchio e lo restituisci al tuo vicino?
Perché allora non sarei solo mezzo tonto, lo sarei del tutto.

Si tratta di un racconto sicuramente poco educativo. In Spagna veniva spesso citato a proposito di noti personaggi politici durante la dittatura franchista: apparentemente religiosissimi, ma molto “mezzo tonti” nella capacità di trarre vantaggio dalla loro posizione. Anche quelli che vennero dopo, sostengono gli spagnoli, fecero largo uso della “media tonteria”. I politici attuali non farebbero eccezione con la loro attitudine ad accumulare prebende di ogni tipo, oltre i normali compensi previsti dalle leggi e dai regolamenti. Fra queste indennità di ogni genere, pensioni d’oro, incarichi lautamente retribuiti durante e dopo il mandato politico, nepotismi e familismi di ogni tipo. Posizionamenti partitici perpetui che favoriscono elezioni quasi a vita, complice la legge elettorale che consente di essere nominati più che eletti.

Eppure, osservano ironicamente gli spagnoli, questi politici talvolta sembrano davvero tonti quando promuovono leggi assurde. In tutta evidenza lo sono solo a metà e, come evidenziato, la condizione si rivela particolarmente utile e vantaggiosa. In virtù di questa, perché dovrebbero adoperarsi per modificare uno status quo che li gratifica? Perché dovrebbero rinunciare ai loro privilegi di casta e modificare le leggi e i regolamenti a loro sfavore? Non è vero, quindi, che questo racconto non è educativo. Basta sostituire il contadino col politico e il mucchio di grano con la “montagna” di tasse a carico dei comuni cittadini. Se ne ricava una morale, anche se ben poco edificante. Valida ovunque, soprattutto in Italia.

E’ notizia di qualche giorno fa che le Regioni italiane hanno manifestato l’intendimento di fare uno sforzo di solidarietà, “rispetto alle finalità di contenimento della spesa pubblica ed alle esigenze di bilancio”. Da tradursi nella riduzione (temporanea) del vitalizio per i consiglieri regionali nel triennio 2015-2017. I criteri da adottare saranno quelli della temporaneità, ragionevolezza e proporzionalità. Le percentuali di riduzione varieranno dal 6% al 15% in base al reddito. Non sembra forse una notizia di politica “mezzo tonta” all’incontrario? Finalmente anche ai politici verrebbe imposto un sacrificio con il prelievo, anche se solo temporaneo, del “grano” dal loro mucchio per trasferirlo alla collettività dei cittadini.

Sarebbe una buona notizia se, calcolatrice alla mano, la riduzione del vitalizio non risultasse essere un obolo, peraltro molto modesto, e se l’assegno non fosse già stato abolito in 10 regioni, fra le quali la Sardegna. Sarebbe una notizia ancora più buona se la riduzione toccasse i vitalizi maturati dai consiglieri delle passate legislature. Per queste “pensioni”, circa 3.200, l’esborso è di 170 milioni di euro. A mò di esempio, all’ex presidente del Consiglio Regionale sardo a cui è stato attribuito un vitalizio di 5mila e 100 euro netti al mese a 41 anni di età, verrebbe richiesto il “sacrificio” di una riduzione del 15% sul lordo percepito.

Sarebbe una notizia molto apprezzabile se si deliberasse il divieto di cumulo con altre pensioni, come quella da parlamentare o da eurodeputato. Sarebbe infine un’ottima notizia se le Regioni mettessero ordine nella questione dei finanziamenti ai gruppi consiliari e ai rimborsi spese dei singoli consiglieri finiti nel mirino della Corte dei conti, anziché attaccare la magistratura contabile.

Sarebbe invece una pessima notizia, se confermata, l’intento dei governatori di modificare le regole attuali, che prevedono che “ogni spesa deve essere espressamente riconducibile all’attività istituzionale”, con quelle più generiche riferite a “funzioni istituzionali e politiche affidate al gruppo”. Confermerebbe che la politica del mezzo tonto è ancora molto attuale e che sopravvive grazie ai cittadini disattenti. Perciò tonti, secondo i politici.

Lascia un commento