Decreti, trivelle e confusioni [di Paolo Piras]

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L’approvazione del Decreto Sblocca Italia ha innescato un piccolo dibattito sulle ripercussioni che questo potrebbe avere sulla nostra isola. Dal nostro canto abbiamo sottolineato l’incoerenza di chi, spesso e volentieri, si è dimostrato sensibile ai temi del territorio e dell’ambiente, ma poi, nei fatti, si è trovato sempre a premere il pulsante verde per decreti che andavano in una direzione opposta.

Il rischio però è quello di incartarsi in una polemica momentanea che duri giusto il tempo di qualche articolo sul giornale, quando in realtà dietro questo decreto e la sua attuazione si nasconde una strategia di lungo corso iniziata diversi anni fa, di cui lo Sblocca Italia è semplicemente l’ultimo di una lunga serie di decreti devastanti per l’ambiente sardo e non solo.

Se proprio vogliamo andare a cercare il decreto “padre” lo troviamo nel documento di “Strategia Energetica Nazionale” approvato a Marzo 2013 dal governo Monti – che, è bene ricordarlo, era sostenuto trasversalmente a Roma da centrodestra e centrosinistra – firmato dai Ministri dello Sviluppo Economico Corrado Passera e dell’Ambiente Corrado Clini.

Un decreto interministeriale – dunque senza passaggio in Parlamento in quanto documento di pianificazione delegato al Consiglio dei Ministri – che poneva, tra la varie cose, l’obiettivo esplicito di raddoppiare l’estrazione di idrocarburi sul territorio italiano, riportando nero su bianco: “Sviluppare la produzione nazionale di idrocarburi, sia gas che petrolio, con un ritorno ai livelli degli anni novanta […]: incrementare l’attuale produzione di circa 24 milioni di boe/anno (barili di olio equivalente) di gas e 57 di olio, portando dal ~7 al ~14% il contributo al fabbisogno energetico totale.; mobilitare investimenti per ~15 miliardi di euro e circa 25.000 posti di lavoro […]”

I 25 mila posti di lavoro sono poi magicamente diventati 40 mila nelle dichiarazioni di Matteo Renzi, quando nei mesi scorsi sferrò un duro attacco ai “comitatini” mettendo in chiaro la volontà di tirare dritto sullo Sblocca Italia: “Io mi vergogno di andare a parlare delle interconnessioni tra Francia e Spagna, dell’accordo Gazprom o di South Stream, quando potrei raddoppiare la percentuale del petrolio e del gas in Italia e dare lavoro a 40mila persone e non lo si fa per paura delle reazioni di tre, quattro comitatini”.

C’è da dire che la Strategia Energetica Nazionale e il suo contenuto non nascono di certo di punto in bianco, ma sono l’esito di una lunga – e coperta – contrattazione spinta da una parte consistente del mondo economico e lobbystico italiano.

A parlarne per primo in tempi recenti fu l’allora Ministro dello Sviluppo Economico del Governo Berlusconi Claudio Scajola, rimarcando la necessità di aumentare la produzione di idrocarburi non solo da parte dei paesi OPEC, ma anche tramite le risorse endogene del territorio italiano. Nel mezzo, l’incidente della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico mise freno all’avvio di una deregulation in campo minerario, imponendo il limite delle 12 miglia di distanza dalla costa per i progetti di trivellazione offshore, incrementato rispetto al precedente divieto delle 5 miglia. Corsa poi rapidamente ripresa negli anni successivi e di cui lo Sblocca Italia sembra essere il traguardo finale.

Sia chiaro che la SEN, Sblocca Italia e tutti i decreti che ci siamo ritrovati approvati in questi anni – da Destinazione Italia al decreto “Salva bonifiche” – hanno un campo operativo piuttosto ampio, che spazia da inceneritori e gestione dei rifiuti fino all regolamentazione delle bonifiche industriali – a tal proposito consigliamo la lettura di questa approfondita nota rilasciata dall’Associazione ISDE Medici per l’Ambiente – ma visti gli interessi attuali ci concentreremo solo sugli aspetti relativi alle ricerche di idrocarburi.

Poco più di un anno fa era stato il decreto “Destinazione Italia” – approvato durante il Governo Letta, con gli stessi voti di coloro che hanno approvato Sblocca Italia – ad aprire le porte alla riperimetrazione delle aree di trivellazione off shore istituendo la nuova Zona E al largo delle coste occidentali sarde. Quella stessa area oggetto delle attenzioni della multinazionale Schlumberger S.p.A. A cui proprio pochi giorni fa il Ministero dell’Ambienta ha negato l’autorizzazione ad effettuare le prospezioni per la ricerca di eventuali giacimenti.

Attenzione però, questo diniego è avvenuto con lo Sblocca Italia non ancora attuato. Nel momento in cui le indicazioni contenute nell’articolo 38, ovvero “le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale rivestono carattere di interesse strategico e sono di pubblica utilità, urgenti e indifferibili. I relativi titoli abilitativi comprendono pertanto la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza dell’opera e l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio dei beni in essa compresi” diventeranno operative, quale giustificazione potrà essere portata per impedire l’avvio di ricerche per eventuali nuovi progetti di ricerca? Quanto varrà la presenza del Santuario dei cetacei nel Mar Balearico a confronto con l’interesse strategico nazionale?

Dando per assodata la bocciatura dei progetti respinti fino ad oggi – tra cui anche il Progetto Eleonora – la sorte per i progetti che verranno presentati a partire da gennaio 2015 potrebbe dunque essere diversa. E a confermare questi sospetti sono anche i recenti accordi tra il Ministero dello Sviluppo Economico e la Marina Militare per la tutela e la salvaguardia dei giacimenti offshore nel territorio italiano.

La questione da sciogliere oggi però è quella relativa all’articolo 43-bis dello Sblocca Italia, inserito all’ultimo momento dal Governo dopo che la questione di fiducia ha dichiarato decaduti tutti gli emendamenti presentati in Commissione – tra cui, appunto, uno riguardante l’applicabilità del decreto nelle Regioni a Statuto Speciale.

L’articolo recita “Le disposizioni del presente decreto sono applicabili nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con le norme dei rispettivi statuti e con le relative norme di attuazione.” Contemporaneamente però, il Governo Renzi ha già messo mano al Titolo V della Costituzione. E nuove modifiche si annunciano per i prossimi mesi, con l’obiettivo dichiarato di accentrare a Roma tutte le decisioni e la pianificazione sui settori energetici.

A noi piace parlare con cognizione di causa e con sufficiente documentazione a supporto, per questo motivo non ci sogniamo di dire che “lo Sblocca Italia autorizza le trivellazioni selvagge in Sardegna”, ma allo stesso tempo chiediamo che la si smetta di ripetere che “la Sardegna è al sicuro da questo decreto”. Non è vero.

L’articolo può essere soggetto ad interpretazione e prima di darne una lettura così chiara sarebbe bene verificarne la coerenza con lo statuto sardo – il quale all’articolo 3 richiama la sua applicabilità “in armonia con la Costituzione e con il rispetto degli interessi nazionali” – e con altri casi di materia concorrente. E a dire ciò non siamo soltanto noi ma anche diversi professori di diritto costituzionale, tra cui il Prof. Deffenu dell’Università di Cagliari il quale sabato scorso, a pagina 2 de L’Unione Sarda, invitava ad attendere i decreti attuativi.

Come appare evidente, la situazione è complicata e per certi versi anche confusa. “Grande è la confusione sotto il cielo, dunque la situazione è eccellente” commenterà qualcuno appassionato di citazioni. Difficile dargli torto, la situazione è sicuramente eccellente per coloro che in mezzo a questo groviglio di decreti, contestazioni e insicurezze amano nuotare per ricavarne profitto. Insomma, lo Sblocca Italia non va letto come un semplice decreto isolato, ma all’interno di una strategia ormai ben nota e chiara. E soprattutto sposata trasversalmente da tutti i partiti politici che hanno governato nell’ultimo decennio.

Appurato dunque che lo Sblocca Italia e le modifiche finali al Titolo V chiuderanno il cerchio, la domanda diventa: quanto è grande questo cerchio?

*Comitato No al Progetto Eleonora

 

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