Cynara cardunculus, nutrire il pianeta o le imprese? Dove è la politica? [di Chiara Rosnati]

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L’articolo è una sintesi della Relazione tenuta in occasione dell’iniziativa “La buona terra. Fonti energetiche e impatto su suolo e ambiente in Sardegna”, organizzata dalla Presidenza regionale e dalla Delegazione di Cagliari del Fondo Ambiente Italiano, a Cagliari Giovedì 19 febbraio 2015 e che ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica la sottrazione del suolo agricolo alla produzione del cibo al di fuori di qualsiasi programmazione delle istituzioni autonomistiche della Sardegna. (NdR).

È domenica sera, spengo la televisione con un senso di nausea … ho negli occhi i campi della Pianura Padana trasformati in cantieri .. Molti rimarranno tali dopo aver divorato ettari di terra buona e generosa, con promesse di “sviluppo” che non verranno mantenute. E i disegni di progetti faraonici e futuristici che parlano di lingue d’asfalto, tangenziali, rotatorie, sbiadiranno sulla carta… progetti approvati sotto il cappello dell’Expo Milano 2015, Nutrire il pianeta, Energia per la Vita … Questo titolo assume la forma di una tragica farsa. Questo titolo lo ripeto e lo rigiro nella mente…. cosa vuol dire nutrire il Pianeta? Qual’è l’energia per la Vita, e di quale Vita stiamo parlando? Da anni dedico il mio studio, le mie energie lavorative e volontarie per dare una risposta a queste domande…

Dalla Pianura Padana, che in parte ha nutrito le mie radici, la mente ritorna sull’isola che mi ha accolto: la Sardegna, una terra speciale, bellissima, sofferente. In silenzio, ma in nome di un paradigma che ormai domina le politiche mondiali (la riduzione della CO2 e gli incentivi economici derivati), ettari di suolo agricolo diventano meta di pellegrinaggi di holding internazionali con il suffisso -bio, -verde, -solar etc. In silenzio, sbarcano progetti che parlano di energie rinnovabili e sostenibili, che promettono occupazione e innovazione e, naturalmente, abbassamento dei livelli di anidride carbonica, il grande nemico.

Mi guardo intorno e vedo serre fotovoltaiche spuntate come funghi. Possibile che nessuno si sia chiesto come possa crescere qualcosa di vegetale quando qualcos’altro gli ruba i fotoni da sopra la testa? Abbiamo tutti imparato la fotosintesi clorofilliana alle elementari… eppure queste finte serre, su terreni agricoli, sono state autorizzate e costruite, e gli incentivi, che paghiamo tutti in bolletta, finiscono ad ingrassare società (spesso) estere … Forse qualcuno se ne è accorto, e forse il filone del fotovoltaico si sta esaurendo, sostituito dalla nuova frontiera tecnologica: il solare termodinamico. E anche qui i progetti sorgono come funghi: Campo Giavesu, Gonnosfanadiga, Decimoputzu, San Quirico (e forse, mentre scrivo, altri faldoni di studi commissionati da privati che richiamano la pubblica utilità stanno arrivando sulle scrivanie di qualche burocrate …).

Da settimane mi è stato chiesto di scrivere qualcosa della mia esperienza come consulente ambientale e dello studio svolto nell’ambito della pianificazione energetica del comune di Sassari. Da settimane rimando … chiedendomi quale taglio dare alla mia testimonianza. Declinare dati, analisi, valutazioni? Dopo l’incontro organizzato dal FAI “La buona terra. Fonti energetiche e impatto su suolo e ambiente in Sardegna” giovedì 19 febbraio a Cagliari, dopo gli intensi confronti e le testimonianze di chi è coinvolto direttamente da questi progetti che dovrebbero trasformare in futuristiche centrali elettriche terreni coltivati da generazioni … dopo che ho quasi paura di aprire un giornale per scoprire nuove invenzioni per toglierci dalla crisi economica ed energetica… decido di partire da un assunto che mi sembra colleghi come un filo rosso le giustificazioni del consumo di suolo in nome del progresso energetico.

È una frase che condisce tutti i progetti che ho finora analizzato e che ogni volta cattura la mia attenzione: “terreni marginali”. Il termine “marginale” assume sfumature ibride che si confondono nel suffisso -eco dei concetti economico ed ecologico. Il quesito è: un terreno si può definire marginale perché è abbandonato e allo stato attuale non produce reddito, o è marginale perché di scarso valore in termini di produttività per le caratteristiche dei suoi suoli, della geomorfologia, o per la scarsità di risorsa idrica? E allora provo a dare qualche dato.

L’esperienza dello studio condotto nel territorio del nord ovest della Sardegna sembra propendere per un’interpretazione economica del termine “marginale”. Nell’ambito della valutazione ambientale strategica del Piano energetico ambientale del Comune di Sassari, abbiamo voluto condurre un’analisi dei possibili impatti cumulativi dei grandi impianti da fonti energetiche rinnovabili, costruiti, autorizzati o in iter valutativo, per verificare lo scenario massimo di occupazione del suolo su un’aera vasta comprendente il territorio del comune turritano e parzialmente dei comuni di Stintino e Porto Torres. Lo scenario complessivo, se tutti i progetti di sviluppo FER venissero autorizzati, mostra una trasformazione significativa del territorio, da agricolo a centrale elettrica diffusa, con circa 300 ettari di specchi fotovoltaici a terra, 140 pale eoliche, e migliaia di ettari coltivati a cardo.

Mi soffermo sulla questione biomasse e sul relativo piano di riconversione industriale ormai famoso che vede la “chimica verde” protagonista della speranza di rinascita di un polo industriale defunto. Il piano prevede impianti di produzione di bioplastiche e oli lubrificanti biodegradabili cui è associata una centrale di produzione di energia a partire da biomassa vegetale.

Ogni impianto previsto nel piano è sottoposto a una procedura di valutazione d’impatto ambientale autonoma, ma forse lo strumento di valutazione più opportuno sarebbe stato una valutazione ambientale strategica (VAS) di tutto il piano. Inoltre, non è stata avviata nessuna valutazione di impatto della coltivazione delle biomasse che dovrebbero nutrire la centrale. La scelta della biomassa è ricaduta su una specie di cardo non autoctona, la Cynara cardunculus var. altilis, la cui coltivazione dovrebbe fornire all’impianto circa 250 mila tonnellate annue di paglia, che richiedono una estensione di quasi 30 mila ettari di terre definite marginali. Abbiamo quindi voluto verificare il senso del termine, attraverso il confronto tra le aree definite più produttive per il cardo e la carta di capacità d’uso del suolo, che individua i terreni più fertili. Il risultato è stato che una porzione significativa dell’area a maggior produttività del cardo ricade in aree di classe elevata in termini di fertilità e di irrigabilità (a quanto pare il cardo ha “gusti” simili al mais…).

Gran parte dei terreni ricadono infatti nel consorzio di bonifica della Nurra, la cui infrastrutturazione irrigua rappresenta un patrimonio che andrebbe perso con una coltivazione in asciutto, quale quella proclamata per il cardo in questione, aspetto considerato un vantaggio, in una terra che ha seri problemi di siccità. Peccato che nel frattempo siano stati finanziati (dall’Unione Europea) e costruiti due depuratori che hanno quale destinazione finale dei reflui trattati il loro riuso in agricoltura. Che ce ne facciamo di chilometri di condotte irrigue e di più di 20 milioni di metri cubi annui di reflui destinati all’irrigazione se dedichiamo quelle terre alla coltura in asciutto del cardo? La coltivazione di una biomassa che non richiede irrigazione pone quindi seri problemi di destinazione dei reflui, che nel caso in studio, se non utilizzati in agricoltura, vengono riversati in un bacino imbrifero che ha come destinazione finale una zona lagunare, sottoposta a vincoli naturalistici e già gravemente influenzata da numerosi impatti antropici che si ripercuotono sulla qualità delle acque di balneazione e quindi sul comparto turistico, principale fonte economica del territorio.

Ma gli impatti possibili di questa coltivazione non si limitano al consumo di suoli fertili e irrigabili per coltivare una biomassa in asciutto da bruciare per dare energia ad un impianto che produce sostanze per costruire piatti usa e getta, seppur compostabili … Vi sono questioni non affrontate, come la produzione di ceneri (stimate tra le 500 e le 700 mila tonnellate in 25 anni) le cui possibilità di riuso sono solo ipotetiche (e non abbiamo nel territorio disponibilità di tali volumetrie in discarica), l’elevata presenza di cloro e di alcali che può generare fenomeni di corrosione ed ostruzione alle tubature, con conseguente ridotto recupero di calore e diminuzione dell’efficienza della combustione e conseguente rischio di formazione di composti pericolosi. Nessun cenno di analisi si trova riguardo l’invasività di una specie non autoctona coltivata per migliaia di ettari con i conseguenti impatti sugli ecosistemi naturali ed agrari.

Nonostante i tentativi di convincere della bontà dell’idea, continuano a persistere i dubbi sulla reale disponibilità delle superfici necessarie, sull’integrazione nei sistemi produttivi locali, sugli impatti nelle coltivazioni limitrofe, sull’inserimento in uno schema di rotazione agraria, sulla modifica sostanziale e irreversibile degli habitat di coltivazione.

No, mi dispiace, io al termine “marginale” attribuisco il significato di terra non idonea a produrre cibo, che sia perché è arida, o perché acclive, o perché contaminata … E il parametro della riduzione della CO2 non può essere l’unico a definire la sostenibilità di un’azione e ad autorizzare, come un passepartout, qualsiasi impresa privata attratta dagli incentivi ad usare la terra come se fosse infinita … Dove è la politica?

 

One Comment

  1. Maria Luisa Vargiu

    Cardo benedetto o cardo santo ( Cnicus benedictus )…
    Cardo mariano ( Silybum marianum )…
    Carciofo ( Cynara scolymus )…
    Cardi usati anche in Sardegna con impiego erboristico e medicinale.
    Favoriscono i processi digestivi e curano efficacemente le affezioni epato – biliari.
    Il carduccio ( Cynara cardunculus ), dal nome così ” poetico “, non può diventare per i Sardi il cardo maledetto.
    La Natura ci nutre, ci cura, ci ricrea.
    Rispetto massimo per Essa, e meno per uomini che solo del denaro tutto sanno.
    Il giudice Tempo assolverà i cardi, mentre per Chiara Rosnati un merito grande ora !

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