Il declino del Piano Urbano della Mobilità di Cagliari [di Francesco Sechi]
Nel Luglio del 2009 Cagliari e la sua Area Vasta si sono dotati di un piano strategico per la mobilità, il cosiddetto Piano Urbano della Mobilità (http://bit.ly/18PxulD) inserito all’interno del Piano Strategico. Ad esso era stato affidato il compito di individuare obiettivi, strategie ed interventi di lungo periodo per la mobilità delle persone e delle merci di Cagliari e della sua area vasta. Il Piano individuò la necessità di un’inversione di tendenza rispetto a ciò che era stato fatto negli ultimi decenni e quindi dare priorità alle modalità alternative a quella dell’autovettura privata, ovvero, pedonalità, ciclabilità e trasporto pubblico. E quest’ultimo era stato individuato come la modalità di trasporto più importante per acquisire una parte importante della mobilità su mezzi privati e anche di supporto alla pedonalità e alla ciclabilità negli itinerari lunghi e nelle giornate climaticamente sfavorevoli. Il Piano ha analizzato la fattibilità e la convenienza degli interventi individuati attraverso un’analisi di prefattibilità economica e finanziaria ma allo stesso tempo ha proposto un piano di azione decennale che prevedeva innanzitutto lo studio nel dettaglio degli interventi attraverso lo sviluppo dei piani settoriali di breve periodo e di studi di fattibilità specifici, in particolare: – Il Piano Urbano del Traffico (da realizzarsi entro il primo anno – 2010) – Il Piano della ciclabilità (da realizzarsi entro due anni) – Il Piano della sosta (da realizzarsi entro il primo anno) – Il Piano del trasporto pubblico (da realizzarsi entro il primo anno) – Lo studio di fattibilità delle rete tranviaria (da realizzarsi entro il primo anno) Tali piani e studi avrebbero dovuto essere redatti in coerenza con gli obiettivi e le strategie individuate dal PUM e, laddove necessario, aggiornare ed integrare le proposte da inserire all’interno di un aggiornamento del PUM stesso. Il PUM infatti si è definito come “Piano Processo”, ovvero non un piano immutabile nel tempo ma dinamico, per adattarsi ai nuovi studi, alle dinamiche socio-economiche del territorio, alle nuove direttive europee e ai nuovi prodotti della tecnologia. E invece il PUM è rimasto solo, apprezzato ancor oggi nei contenuti dall’amministrazione locale, ma totalmente privo d’azione per effetto della mancanza dei piani di settore di breve periodo sopramenzionati (PUT, ciclabilità, sosta) o per mancanza di integrazione, pianificatoria e amministrativa nel caso del Piano del trasporto pubblico (redatto dalla Provincia di Cagliari e di cui si sono perse le tracce), e dello studio di fattibilità della rete tranviaria (realizzato dalla Regione Sardegna e anche del quale poco si conosce). Quel che nelle intenzioni doveva essere un “piano processo” sembra quindi essersi arrestato al primo passo. Nonostante ciò si continuano a ricevere finanziamenti e a realizzare interventi sul sistema dei trasporti di Cagliari: rotatorie, piste ciclabili, corsie preferenziali per gli autobus, parcheggi e regolamentazione della sosta, e si stanno progettando altri interventi, anche importanti come la tranvia Repubblica-Matteotti e Poetto (non incluse nel PUM per scelta della precedente amministrazione). Circolano carte e progetti sulla sosta, sul trasporto pubblico, sulla ciclabilità, etc. che tuttavia non discendono dai piani sopracitati e alle quali non può essere affidato il ruolo di “piano”. Quel che distingue infatti un piano da una carta tecnica o da elaborati progettuali, sono innanzitutto la definizione e la misura degli obiettivi, le strategie, la stima ex-ante degli effetti, la valutazione dei costi e dei benefici che servono a valutarne la “convenienza” e non solo l’utilità. Il Piano Urbano della Mobilità è stato lasciato solo forse perché visto come sostitutivo di tutti gli altri piani o, peggio ancora, come un “progetto”, ovvero come l’ultimo atto prima della realizzazione fisica degli interventi. Oppure come un inutile atto visto e considerato che in Italia non si pianifica, perché si preferisce agire nell’emergenza o perché si ritiene che intervenire sui singoli problemi sia un modo efficace per risolvere il problema complessivo. In realtà, così facendo, si perde la capacità di coordinare gli interventi e di comprenderne gli effetti reali di lungo periodo, complicando il problema della mobilità edando luogo a sviluppi della mobilità di lungo periodo che sono il risultato del tutto “casuale” degli effetti non pianificati. E quando poi il problema diventa tanto grande da non poter essere risolto si interviene con soluzioni “drastiche” che trasformano la città in un sistema “fragile” ed esposto ad un rischio di decadenza. E come tutte le cose che vengono lasciate da sole, il PUM sta invecchiando precocemente, non viene alimentato da nuovi dati, non viene aggiornato secondo i recenti fenomeni che stanno avvenendo: la crisi economica, ma anche una crescita notevole dei flussi turistici; non viene migliorato negli elementi e negli argomenti che lo costituiscono. E contemporaneamente non lo si fa camminare con i piani di dettaglio. Tutto ciò avviene nonostante ci sia stato un cambio di giunta che avrebbe potuto (ma è ancora in tempo a farlo), scrivere dei nuovi capitoli che riflettano la propria visione, e che siano anche un punto di riferimento per il prossimo quinquennio amministrativo governato da qualsivoglia parte politica. Il rammarico è ancora più grande visto che Cagliari, con la sua Università, è una scuola apprezzata a livello internazionale proprio perché in grado di generare professionalità nel campo della pianificazione dei trasporti che opera in tutto il mondo. “Il miglior modo per predire il futuro è di progettarlo” – Richard Buckminster Fuller |