Disarmo verbale [di Pietro Casula]

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L’Europa ha un problema: la Germania. Affermazione alimentata da ipotesi basate su dati più o meno generici, incompleti e inesatti, ma che viene riportata con fermezza in questi giorni dai media. Chi si aggira nel paesaggio della politica europea rimane sconvolto, scioccato da tale follia verbale.

Manifesti che riproducono il Ministro delle Finanze tedesco Schäuble (Wanted: vivo o morto) vengono pubblicati e diffusi. Si scrive e si parla di tortura, terrorismo, megalomania germanica o dell’arrivo del Quarto Reich. E pronta è la foto del tedesco stereotipo che molti, in Grecia e in Italia,si sono appesi nel salotto quale bersaglio da ingiuriare, da denigrare. Per la pace e la goduria de noiantri.

Evidentemente abbiamo dimenticato le lezioni che la storia ci ha impartito e quando parliamo di valori e regole in Italia si ha difficoltà a capire ( o si fa finta di non capire) l’etica tedesca.

Il dramma greco è la conseguenza a politiche nazionali sbagliate, a riforme promesse e mai attuate (perché non portatrici di consenso politico) ma che avrebbero certamente evitato la spirale del debito e la situazione di default attuale. Anche il governo Tsipras non si è fermato un attimo a rifare i conti e prendere atto degli errori della politica precedente e come se niente fosse non solo ripropone ricette fallimentari ma invoca anche pessimi rimedi se plaude per la fine dell’economia capitalista che danneggia i poveri e auspica il ritorno al collettivismo comunista.

Argomentazioni in grado di spiegare che l’applicazione di quella dottrina sfocia necessariamente nel totalitarismo politico e in disastro economico sono a disposizione di chiunque voglia approfondire. Una falsa premessa (è dimostrato che l’economia di mercato migliora la condizione dei poveri molto piì di quanto si in grado di fare il collettivismo), una concezione sbagliata della natura degli essere umani, unita alla presunzione di poter formare la nuova Grecia attraverso lo Stato, grosso modo le stesse sciocche e indisponenti politiche tanto care ai Varoufakis che componevano il governo Tsipras, quelli cioè, per intenderci, che giocavano alla rivoluzione con i soldi degli altri

Quando Schäuble sostiene che per la Grecia un’uscita dall’euro come moneta unica „auf Zeit“ ma permanenza nell’EU sarebbe la soluzione migliore, afferma un principio coerente di democrazia politica secondo cui i salvataggi a spese dei contribuenti sono illegittimi perché non sono il risultato di un voto. Una coerenza incontestabile che, evidentemente, è venuta a mancare ai partner nella soluzione del compromesso raggiunto.

Il premier greco parla spesso e volentieri, e con molto pathos, di dignità e orgoglio dei greci. Sentimenti che anche i tedeschi hanno La Germania dà una montagna di soldi a un Paese sull’orlo della rovina, non dimentichiamolo. E se gratitudine in politica non è moneta che paga, un pó di Fairness sarebbe opportuna. Se i politici tedeschi esortano la Grecia a riformare, a controllare la spesa, questo viene immancabilmente recepito come Diktat a cui ci si oppone eroicamente. All’interno dell’Unione Europea, tra Paesi e cittadini, cresce la convinzione (politica) che la colpa è sempre degli altri e si cerca di stigmatizzare Merkel, Schäuble & Co come i colpevoli della miseria greca.

Non è così e questo la sanno anche i greci, e se si vuole fare un passo deciso verso una integrazione politica europea vera, che sia legittimata a prendere decisioni e non solo a imporre regole, è assolutamente necessario ricostruire la fiducia. Ciò è possibile se ci si sforza di capire anche le ragioni degli altri. Teoricamente molto semplice, ma diventa difficile d’attuare quando la legittimazione viene stabilita prevalentemente a livello nazionale e si è portati a rappresentare le opinioni degli avversari attraverso stereotipi, esasperando la contrapposizioni e allontanando sempre più le opinioni pubbliche dal dibattito. Quando l’azione è vincolata da regole contraddittorie il prezzo dell’incertezza che prevale è troppo alto e la Grecia non è la sola vittima.

L’Unione Europea oltre che dotarsi di nuove regole ha più che mai bisogno di coinvolgere i cittadini e chiarire come, perché dove si vuole andare, tracciando un percorso realistico e condiviso. Il concetto di solidarietà comunitaria, in Germania e nella maggioranza dei Paesi europei, è una strada a due corsie, ossia aiuti contro impegno (almeno quello!) a cambiamenti strutturali del sistema, per evitare che l’aiuto temporale diventi assistenzialismo e esenzione di responsabilità.

Capire o almeno cercare di capire le posizioni altrui non significa condividere o“giocoforza“ essere sempre d’accordo. Ma è chiaramente un punto basilare per costruire insieme.
Opinioni, pareri rigidamente precostruiti e generalizzati o denigrare sono il modo migliore per distruggere. Cosi si provoca l’odio contro la Germania. Un invito alla riflessione.

*Neuss. Movimento. Sardi Nel Mondo

 

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