C’era una volta in Sardegna [di Carlo Melis]
Il 27 settembre 2007 Giorgio Melis pubblicò un feroce articolo che indicava modi e forme con cui un gruppo di “immortali” avrebbe fatto fuori Renato Soru. Azzeccato l’esito ma non la forma e gli esecutori. L’obiettivo in sostanza non era tanto il presidente ma il progetto ed i gruppi che l’avevano costruito in decenni e di cui, per un breve periodo, interpretò il ruolo di frontman. La foto a corredo dell’articolo, qui riproposta, conferma il ragionamento. Molti dei personaggi sono spariti dalla politica altri, non presenti nella foto ma ugualmente influenti sono morti, più o meno alla stessa età, a conferma che il potere fine a se stesso logora. I superstiti di quella razza padrona – di cui qualcuno figura nell’istantanea – continuano ad impedire che quel progetto possa avere domicilio in Sardegna selezionando gruppi dirigenti mediocri e destrutturando ogni azione che voglia cambiare la Sardegna. Oggi, non a caso, governa una giunta i cui massimi esponenti quel progetto rigettarono subito. Non solo gli attuali assessori ai lavori pubblici e programmazione ma soprattutto il presidente della regione allora assessore che si dimise per insanabili conflitti sul progetto. Mentre lo si sceglieva come candidato presidente nessuno ha fatto una valutazione politica di quegli eventi. La sua ha finito per essere un’elezione figlia dell’astensionismo e di una legge elettorale di cui i sardi pagano il prezzo. Per Soru si aprivano praterie sconfinate per quelle che sono le vittorie di Pirro: i trionfi riparatori, seggio a Bruxelles e segreteria regionale. Chi lo fece fuori nel 2007, nella corsa per la segreteria, e nel 2009 lo ha sconfitto ancora di più mentre celebrava i trionfi. E’ in carica una giunta che non se lo fila e che ignora clamorosamente i “suoi” cavalli di battaglia in cui persino Cappellacci sembra più soriano (urbanistica, paesaggio, energia, istruzione, cultura, lavoro, ambiente). E’ segretario di un partito che lo delegittima facendogli mancare i numeri e dilazionando le decisioni e che non gli perdona di aver fallito clamorosamente alle ultime amministrative. Ciascuno fa quello che gli pare e piace. Ma la cartina di tornasole di quella foto è Quartu sant’Elena, dove tutti hanno cercato di fregare tutti come nel gioco del soldato che con il calciobalilla tanto diverte il Pd. Quel simpatico paesano del sindaco è il vero interprete di quanto diceva un dominus della Dc anni Settanta – Novanta. Pinuccio Serra. Da uomo di campagna, socchiudendo gli occhi, gli capitò di dire “Guarda Quartu per capire Cagliari”. Si sbaglia pertanto a definire farlocco il neo sindaco. Avrebbe mai potuto dire che il segretario regionale era d’accordo con lui se non fosse stato vero? Il ragionamento è stato: meglio un barone dimezzato che un’ultima batosta che avrebbe costretto ad abbandonare il campo per conclamato fallimento. Se a Quartu Sant’Elena, terza città della Sardegna con circa 72.000 abitanti, il neo sindaco Stefano Delunas, del Pd, pur sfiduciato dal suo partito rimane in piedi si può sempre immaginare che a Cagliari Zedda o chiunque altro il Pd cagliaritano scelga può forse avere una chance. Il suo programma è stato bocciato in aula con 9 voti contrari e 9 astenuti e 9 favorevoli? L’astensione del Pd è stata decisiva e ha di fatto aperto la crisi? Si troveranno utili mediazioni per evitare il commissario prefettizio e che in autunno cadano le teste poste più in alto non per mano dei capibastone locali ma perchè il cerchio magico di Renzi ha ormai mangiato la foglia. Quella fotografia del 1989 è roba da museo. Forse lo è anche chi ha impedito la vittoria del centro destra nel 2004 e chi faceva il portaborse dei fotografati e dei loro aiutanti. Oggi promossi a decisori. Per quanto tempo? |