Una vedova poco allegra [di Franco Masala]

vedova tolu

Riuscire ad annoiarsi assistendo a una rappresentazione de La vedova allegra sembrerebbe un’impresa impossibile. Invece è ciò che accade al Teatro Lirico di Cagliari per l’ultimo spettacolo della gestione targata Spocci. Le spumeggianti musiche di Franz Lehár si susseguono senza grandi coinvolgimenti e perfino il celeberrimo valzer si incarta in movimenti lenti e tutto fuorché sensuali. Si aggiunga una regia estremamente statica con i personaggi principali sempre in primo piano e il coro retrostante e si capisce allora che lo spettacolo poteva darsi anche senza messinscena.

L’impianto scenico, peraltro, si ispira ai quadri mondanissimi di Giovanni Boldini ma si ferma lì e non decolla. Tanto più che i dialoghi parlati, d’obbligo in ogni operetta, sono sostituiti da una “narrazione” scritta dal regista Mario Corradi e affidata al cancelliere Njegus, solitamente un comico che è il deus-ex-machina della vicenda, e qui diventa un’attrice en travesti alle prese con una prosa monotona e per nulla brillante.

Ciò fa letteralmente sparire molti personaggi secondari che invece sono necessari allo sviluppo dell’azione e rendono superflui i vari componenti dell’ambasciata dello stato immaginario del Pontevedro con le loro mogli, che si limitano a passeggiare in coppia sul palcoscenico e a qualche intervento cantato.

Di conseguenza gli stacchi musicali, tra una parte parlata e un’altra, talvolta neppure breve, si perdono frammentandosi senza convincere più di tanto. Peccato, poiché la terza produzione della Vedova nella storia del Lirico di Cagliari avrebbe richiesto miglior sorte se si pensa che nonostante qualità musicali di non poco conto, l’operetta di Lehár è approdata alla Scala soltanto nel 2008, a differenza dei più blasonati teatri del mondo che l’hanno in repertorio.

Anche l’esecuzione musicale ha diverse pecche in alcuni degli interpreti e sembra più volenterosa che convinta ma senza trovare il brio e l’esprit così ben suggeriti da Andrea Malvano durante la presentazione dell’operetta al pubblico nei giorni scorsi. “Leggerezza, levità, eleganza, gioia” cui accennano le Note di regia risultano totalmente latitanti.

E pensare che l’ultima esperienza operettistica al Lirico era stato nel 2000 lo straordinario Pipistrello (Die Fledermaus) di Johann Strauss jr in lingua rigorosamente originale, resa perfettamente intellegibile dalla musica e da Massimiliano Medda che nel ruolo recitato del carceriere, tradizionalmente affidato in ogni edizione al comico locale, era riuscito a far parlare sardo perfino all’acclamatissima (e compassatissima) diva June Anderson.

Altri tempi. Speriamo ora che le evanescenti bollicine di champagne evocate all’inizio di questa Vedova si dissolvano rapidamente per la stagione a venire e qualcosa cambi.
Anno nuovo vita nuova. Speriamo.

*Foto di Priamo Tolu ©

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