Renzi, il renzismo e la perniciosa sindrome del faraone [di Andrea Sotgiu]

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Chi è ha visto ieri Renzi su Rai 1 e Verdini su Rai 3 ha avuto l’impressione del dejà vu. Ho fatto in tempo a conoscere gli ultimi bagliori della madre di tutte le narrazioni pirotecniche e quindi di tutte le leopolde fino a quelle berlusconiane e renziane. Arrivate all’apice sono tutte funeree persino nell’estetica.

Renzi è troppo giovane per averne memoria e i suoi, di breve o lungo corso e trasformismo, colgono di quelle antiche leopolde, estetiche ed ebrezza da cerchio magico. L’architetto si chiamava Filippo Panseca e se ne sono perse le tracce. Inventò le memorabili narrazioni di Bettino Craxi dai giganteschi garofani alle piramidi che riflettevano all’infinto l’immagine del capo; dal postmodern alle videoinstallazioni; dalla musica ai film; dalle diapositive agli interventi fintamente spontanei; dalle belle ragazze intelligenti e spregiudicate al fashion . La colonna sonora includeva anche allora “azzurro di pomeriggio è troppo azzurro…”.

Nessuno immaginava la caduta e Craxi occupava ogni spazio, facendo apparire Enrico Berlinguer e dintorni gufi ante litteram. Chiunque parlasse di bisogni reali, di questione morale, di povertà, di lavoro era emarginato ed additato come un rompipalle. Alla politica si preferiva l’estetica. Nel 1987 al Congresso di Rimini del Psi fu la volta del Tempio. Nel 1989 a quello di Milano dell’indimenticata Piramide. Nel 1991 a quello di Bari dell’Arco di Trionfo. L’immagine di Craxi in un crescendo parossistico veniva glorificata e amplificata come fosse un faraone. L’ignoranza della storia e la caduta del senso di realtà oltre  alla strumentalità dei molti cortigiani dissimularono il prevedibile crollo con ignominia.

Mai un attimo di autocritica. Mai un momento di riflessione. Mai un reale ascolto. Mai una vera dialettica che è il sale della politica. La gente in carne e ossa sempre più lontana e la presenza del leader e dei suoi intimi ormai ossessiva.

Poi il re apparve nudo e quasi miserabile. Rimase solo e andò in esilio persino da se stesso. La narrazione della rivoluzione fu derubricata alla sbattuta di porta a Sigonella, una puntura di spillo per gli americani. Niente rimane a distanza di tempo. Di quella gloria effimera che avrebbe traghettato l’Italia verso la modernità e lo sviluppo il lascito fu il berlusconismo più rapace che ha retrocesso l’Italia e modificato per sempre sinistra e riformismo. Del garofano di venti metri sul monte Pellegrino per il Congresso del Psi di Palermo nel 1981 si è persa ogni traccia.

Lo show a fini mediatici della Boschi in Parlamento e di Renzi la domenica prima di Natale all’ora di pranzo sulle reti televisive con Verdini ad annunciare il superamento di Forza Italia e del PD, renderà il discorso di fine d’anno del Presidente della Repubblica banale e lo stesso Mattarella addirittura invisibile.

Renzi si riporta infatti alle luminarie del craxismo. Ma le tragedie quando si ripropongono hanno spesso il sapore delle farse. C’è infatti un quadro mutato, in Italia e nel mondo, malgrado le apparenze. Ancora una volta Milano sullo sfondo. Ma Renzi non coglie che quella da bere è finita per sempre e che la discesa in campo di Sala può essere un errore fatale. Soprattutto in caso di vittoria. Come la soluzione che il Pd sta percorrendo per Cagliari dopo il fallimento sulle questioni sostanziali delle giunte cittadina e regionale che ha alla base un gruppo dirigente del PD che non ha contatti con la realtà.

La controprova si è vista ai cosiddetti banchetti Uno spettacolo più desolante non poteva esserci. Ricordate? Il PD di Renzi ha organizzato in ogni città banchetti per promuovere il partito e far conoscere i risultati dell’azione del governo. La risposta popolare è stata nulla. I dirigenti, le donne e gli uomini delle istituzioni sono rimasti soli, con in mano i depliant preparati per l’occasione.

Nel mentre è cresciuto il consenso del Movimento 5 stelle. Perchè in questi anni di dominio renziano il PD è evaporato. Ha perso migliaia di iscritti. È diventato luogo per esuli in patria, per persone che in esso avevano creduto e alla prima occasione sono fuggiti. Risultato di un tradimento di una classe politica che ha volutamente dimenticato i propri elettori, che ha proseguito le politiche intraprese dai governi precedenti. Un governo che ha distrutto le garanzie del lavoro, che finanzia la scuola privata e uccide quella pubblica, che favorisce la sanità privata a scapito del servizio pubblico, che ha un clamoroso conflitto di interessi, che adotta misure che stanno uccidendo quel minimo di stato sociale sopravvissuto.

In Sardegna? Anche peggio. Un governo regionale che si limita a controllare i conti senza dare nessuna prospettiva e che finisce per essere complice delle politiche di abbandono stabilite a Roma a cui non sa reagire avendo sposato fino in fondo le linee economiche che Renzi impone al Paese. La Sardegna condannata, ancora una volta alla marginalità voluta totalmente da tutta la classe politica al governo senza eccezioni.

Auguri di un sereno Natale sperando di avere gli schermi liberi dall’invadenza asfissiante del presidente del Consiglio e della sua corte.

Auguri di un sereno Natale sperando che il presidente della Regione e i segretari dei partiti della coalizione al governo della Sardegna capiscano che non essendo in grado di cambiare passo sono al prologo della fine.

Auguri di un sereno Natale sperando che gli attuali gruppi dirigenti di ogni ordine e grado lascino il passo ad altri che abbiano almeno la capacità di non peggiorare la situazione della Sardegna.

2 Comments

  1. Antonello Farris

    Potrebbe essere l’ultimo Natale del governo Renzi (a giugno prossimo perderà le elezioni dei sindaci delle grandi città e a ottobre il colpo finale: perderà il referendum sul nuovo senato). Ne sono certo. Ciò che non mi è chiaro è il futuro di questo paese… Chissà…

  2. costantino saitta

    bellissimo e condivisibile saggio.

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