Trivelle: Fai, grave errore non accorparlo alle amministrative [di Redazione]

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Il FAI – Fondo Ambiente Italiano commenta negativamente la decisione del Consiglio dei Ministri di fissare in data 17 aprile 2016 il referendum popolare per l’abrogazione della norma che oggi consente il rinnovo delle concessioni petrolifere all’interno delle 12 miglia dalla costa per tutta la durata di vita utile del giacimento.

Il FAI ritiene un grave errore non aver accorpato il referendum con le elezioni amministrative in programma a giugno, per due motivi:
– L’accorpamento avrebbe consentito un sensibile risparmio di denaro pubblico. Per lo svolgimento del referendum ad aprile si è stimato che si spenderanno oltre 300 milioni di euro, cifra non di molto inferiore alle royalties raccolte dallo Stato nel 2014 per le attività petrolifere, pari a 402 milioni di euro.
– Due mesi di tempo sono troppo pochi per informare correttamente gli italiani sulla data elettorale e sul significato del quesito, come insegnano i passati referendum in cui non si è raggiunto il quorum.

Questa scelta, che apparentemente depotenzia lo strumento referendario, sembra voler confermare la linea fin qui sostenuta dal Governo di supporto all’espansione delle trivelle in mare, che si basa sul documento di “strategia energetica nazionale” ormai superato – il petrolio è passato da 110 dollari a 35 dollari e la recente rinuncia di Petroceltic alla ricerca di petrolio al largo delle Tremiti ne è la prova – e sull’assenza inaccettabile di un piano di intervento che stabilisca dove rilasciare concessioni e dove invece negarle.

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