Non dimentichiamo da chi discendiamo [di Mario Rino Me]

LOCANDINA FAI 16-02-2016

A partire da tempi non tanto remoti, quando nel 2003 la Strategia Europea per la Sicurezza descrisse enfaticamente un’Europa che “non era mai stata così prospera, così sicura e così libera” , siamo entrati in un’era di dinamiche incalzanti e in una gamma di tematiche complesse e intrecciate.

Il risultato è che il contesto di sicurezza non è mai stato tanto carico di precarietà, ambiguità, e, come in un gioco di specchi, di confusione. Ne derivano, tra l’altro, una diffusa paura certa volatilità e imprevedibilità, al punto di constatare che, come avvenuto in altre contrade, la storia “Gran Lago Salato”, per dirla con Pietro Silva, ha voltato pagina: di fatto quelli che erano allora classificati come rischi, oggi sono divenuti le minacce che bussano alla nostra porta, sempre più pressanti e reali.

Il Mediterraneo di oggi è ben diverso da quello tratteggiato dal mitico Fernand Braudel, dove prosa e envolés lyriques traducono, in luce e colori, la partitura di minuetti, saltarelli e folklore vivace della Sinfonia “Italiana”, di Mendelssohn Bartholdy. Visto da lontano, il nostro piccolo Mare Nostrum appare come una regione disseminata di crisi e conflitti riconducibili a ragioni ben conosciute per alcuni e nuove per altri.

In questo periodo, stiamo vivendo in quello che Papa Francesco ha chiamato la “III guerra mondiale a pezzetti ”, altri la “guerra post-moderna”, vale a dire una zona grigia fra gli estremi della guerra e della pace, in cui le esigenze della sicurezza si mescolano alle dinamiche socio-umanitarie: qui l’intervento militare appare come qualcosa di più un’impresa umanitaria armata in un ambiente rischioso, dove la barbarie è divenuta un metodo.

Gli ultimi anni si sono rivelati strategicamente intensi, e la navigazione nel mare grosso delle acque internazionali, battute dalla crisi sistemica delle relazioni internazionali, è tutt’altro che tranquilla. Il Mediterraneo dei cambiamenti tettonici di oggi risente indubbiamente del passato, come pure della situazione contingente e mutevole di questi giorni. Non c’è dubbio che dobbiamo sforzarci a comprendere le nuove dinamiche, ma anche i sussulti del mondo arabo, alla radice di quella che, già nel 2003, all’École Militaire, un mio maestro, l’ammiraglio Jacques Lanxade, definiva come la “montée de l’Islam”.

In breve, maggior attenzione, nervi saldi e lungimiranza. Nei suoi Quaderni, descrivendo la crisi nazionale che portò alla nascita del fascismo, A. Gramsci aveva fotografato una situazione che, mutatis mutandis, vale anche oggi; egli scriveva “la crisi consiste nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati ».

Contestualizzando lo scenario ai nostri giorni, Hillary Clinton, ammetterà la paternità del tormentone dei mostri che ci perseguitano da oltre tre quinquenni, Al Quaeda, l’auto-proclamato Stato Islamico e company di affiliati/associati . Visti gli ingredienti, qualche storico ha associato questa situazione difficile alla Guerra dei Trent’anni: una perniciosa miscela di politica religione e interessi, che si concluse col trattato di Westfalia, generando l’impalcatura dello stato moderno. Le crisi e le guerre alla fine, perché c’é sempre una fine ad ogni male, danno anche opportunità. Non ci sono poi precedenti storici di regimi del terrore (persino Stati) di lunga durata.

La nostra cara Sardegna, è al centro del Mediterraneo occidentale, gode di bellezze naturali che arricchiscono un territorio intonso. Può fare sinergie con gli spazi viciniori, ad esempio, ma non solo, nell’insieme delle “îles oubliées”. Come scrive Cyprian Broodbank, nel suo ultimo libro “Il Mediterraneo dalla Preistoria all’età Classica” apparso a fine anno, “diventa plausibile che Sardi non siano stati ad aspettare che il Mediterraneo venisse da loro, ma che alcuni gruppi lo affrontassero attivamente viaggiando fuori dall’isola”.

Non dimentichiamo dunque da chi discendiamo.

*Ammiraglio di Squadra (R), già Capo di Gabinetto del Presidente del Comitato Militare della Nato e Presidente del Comitato Direttivo Iniziative 5+5 Difesa

** Lunedì alle 16 nella Sala del Comando Marina Militare, Piazza Marinai d’Italia n.1 – Molo Ichnusa Terrà una Lectio introduttiva nel Convegno: Il Mediterraneo un ponte tra popoli organizzato dalla Presidenza regionale Fai Sardegna, dalla Comunità “la Collina”, l’Associazione “Lamas”, la rivista SardegnaSoprattutto, il FAI Giovani Cagliari ed è patrocinato dal Comando Supporto Logistico Marina Militare di Cagliari

1. http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cmsupload/78367.pdf
Vedasi , saggio autore “La Terza Guerra Mondiale a pezzi e la bagarre Multipolare”, Rivista Marittima, numeri Lug e Settembre 2015
2.Quaderni del carcere, Edizione critica Istituto Gramsci a cura di Vincenzo Cerretana, Einaudi Torino 1975, Q3, p. 311.
3. ”The people we are fighting today, we funded 20 years ago.” (14 SETT 2014). http://educateinspirechange.org/alternative-news/created-terrorists-funded-hilary-clinton/

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